Take Back dei mobili – Ikea ci prova

E’ di qualche giorno fa la notizia che Ikea lancerà nei giorni del black friday una iniziativa per riportare in azienda i mobili usati dai propri clienti, riconoscendo loro una buono acquisto del valore compreso tra il 30 e il 50% del loro costo iniziale.

La notizia ha fatto molto scalpore anche nei media. A ben vedere è già un successo così. In realtà l’esperimento di Ikea è interessante per chi si occupa di economia circolare nell’ambito dell’arredamento, perché ancora una volta sarà il test di prova pratica a mostrare possibilità e limiti di questo tipo di operazioni.
Come già avvenuto con i criteri per il design circolare, dove una estesa sperimentazione ha fatto emergere anche le difficoltà di applicazione di certi principi quando applicati in maniera obbligatoria su una vasta gamma di prodotti, ora è la volta di un totem dell’economia circolare. Il Take Back. Riprendersi i propri prodotti ha in teoria mille vantaggi:
1) recuperi risorse materiali con potenziale risparmio di approvvigionamento
2) assicuri una continuità di approvvigionamento della materia prima indipendentemente da qualsiasi tipo di crisi o di oscillazione dei prezzi delle materie prime “originali”
3) puoi investire sul prodotto, il suo design e la qualità dei suoi componenti perché hai la possibilità di poterli riutilizzare. Questo aspetto è una enorme spinta all’innovazione di prodotto
4) moltiplica i punti di contatto con il cliente e quindi le occasioni di vendere altri prodotti o servizi.

Questa possibilità ha avuto però sin qui pochi sviluppi per motivazioni prevalentemente logistiche e di valore residuo:

1) Recuperare un mobile, smontarlo e trasportarlo è faticoso, richiede molto lavoro ed è complicato per il trasporto (l’iniziativa Ikea riguarda solo prodotti completamente montati quindi si limiterà a mobili di dimensioni ridotte.

2) spesso servono mezzi di trasporto non nella disponibilità del normale cittadino

3) il valore residuo è normalmente piuttosto basso per cui difficilmente rivendibile, quando vengono rivenduti è vantaggioso (per i motivi di cui sopra) fare un solo spostamento dal possessore originario al nuovo, senza step intermedi.

4) l’utilizzo di componenti di un mobile usato per la produzione di mobili nuovi deve sottostare alle stesse norme a cui sono sottoposti i componenti nuovi e spesso non è competitivo su componenti a basso costo e che vengono prodotti in grande quantità in serie (tra l’altro già a partire da rifiuti di legno come nel caso dei pannelli truciolari)

Per cui questi giorni daranno all’azienda sicuramente molte informazioni su dimensioni e gravità di questi problemi e vedremo in futuro se questa iniziativa avrà la possibilità di estendersi.

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